Negli ultimi cinquanta anni il rapporto tra Palermo e il suo territorio, la Conca d'Oro, ha subito trasformazioni tanto profonde quanto mai era avvenuto nei millenni di storia precedente. Processi di urbanizzazione male o poco controllati, passati alla storia come "il sacco di Palermo", hanno profondamente eroso un territorio agricolo di mitica fertilità cancellando un'attività economica che, da parte sua, non è riuscita a modificare il suo obsoleto carattere produttivo
Negli anni 50 con Gioacchino Scaduto sindaco di Palermo, si dispiega il sacco di Palermo che poi raggiunge l'apice con l'accoppiata Lima-Ciancimino.
Palermo è una città piena di contraddizioni, ricca di storia e piena di miseria, terra vissuta dai tanti cittadini onesti, capaci di dare la vita per i grandi valori civili e morali per cui si sono battuti, ma abitata anche da pochi mafiosi che ne abbrutiscono l’immagine e ne disperdono lo sviluppo. Eppure, nella sua antica architettura secentesca, questa città, tagliata in quattro spicchi dalla croce spagnola dei Quattro Canti (Piazza Vigliena), in memoria della vittoria cristiana di Carlo V° , si proiettò, ricca del suo passato, nella Bella Epoque ottocentesca, divenendo una delle città più importanti d’Europa, per costume e per cultura. Sempre movimentata e sempre illuminata. Artefice della nuova arte del Ducrot e del Liberty palermitano esportati in tutta Italia, tanto da impreziosire, a Roma, gli arredi del Parlamento di Montecitorio. Ma quella è anche l’Epoca dell’architetto Ernesto Basile, con le sue ville sparse per la città, come il preziosissimo Villino Florio, in viale Regina Margherita a pochi passi dalla Zisa e, tra tutti, il grandioso Teatro Massimo, il terzo in Europa dopo i teatri dell’Opera di Parigi e di Vienna. Ma è anche il periodo dell’Esposizione Nazionale del 1891/92, che ancor più proiettò Palermo nel circuito internazionale.
Palermo, capitale della Sicilia, sebbene con tutte le sue contraddizioni e' una citta' da amare.
“scorre a mezzogiorno del paese un grande e grosso fiume che si appella Wad ‘Abbas, sul quale sono piantati molti mulini, ma l’acqua di esso non si adopera all’irrigazione degli orti nè dei giardini...la maggior parte dei corsi d’acqua nei terreni sono utilizzati per l’irrigazione di giardini...e i frutteti sono situati a buona distanza dalle acque e non sono irrigati naturalmente, come avviene in Siria...numerosi corsi d’acqua scorrono da ovest ad est e dove l’acqua corrente è in grado di far girare un mulino e d’altronde in più punti vi sono mulini in attività. Lungo questi corsi d’acqua dalla fonte alla foce nel mare, si stendono acquitrini e terreni coperti da cespugli, dove cresce la canna di Persia, orti e campi che producono zucche...non si trova alcuna persona intelligente, abile né realmente competente in alcuna branca scientifica, né animata da sentimenti nobili e religiosi…”(Ibn Hawqal)Mercante e geografo persiano che visita Palermo nel 973
L’Oreto nasce tra Monte Matassaro, Renna e Cozzo Aglisotto, percorre per circa 19 km la Valle della Conca d’Oro; ha la sua foce tra il piccolo ex porticciolo di S. Erasmo e le discariche dei residui bellici. Di ciò che era splendido, resta ben poco. Per comprendere il valore storico e culturale della valle dell’Oreto dobbiamo sempre premettere che, pur essendo di ridotto sviluppo, essa costituiva una delle vie di penetrazione tra le più interessanti del territorio della Sicilia occidentale in quanto consentiva di collegare il golfo più importante dell’isola, quello di Palermo, sede, peraltro, di consistenti insediamenti umani fin dalla più remota preistoria, con le valli dello Jato e, attraverso questa con quella del Belice e, quindi, con il versante costiero meridionale.
Antica e bella,splendida e graziosa,ricolma di cose da abbagliare la vista e da sbalordire le menti. Ricca e tormentata, citta' di giardini e di acque,di sollazzi e di delizie di chiese, strade, musei e biblioteche;un patrimonio cosi' vario e articolato che non sempre trova eguali in altre culture. eppure:
L'attuale situazione antropologica di Palermo e' caratterizzata fondamentalmente dalla contraddizione permanente di due cultlure; la cultura della poverta' e la cultura borghese.
La prima che ha per protagonisti nuclei consistenti di sottoproletariato,si manifesta nelle fatiscenti abitazioni sorte nelle zone piu' povere dei quartieri popolari. La cultura borghese e' presente lungo alcune arterie principali e nei nuovi nuclei edilizi di un certo prestigio
«… in quell’universo chiuso, abbrutito che era il mondo contadino della sicilia feudale, lo zolfataro è entrato come un personaggio demoniaco: era un uomo diverso, privo del tradizionale senso della roba e del denaro, che rischiava la vita ogni giorno e che ha brutalmente introdotto una diversa visione del mondo».
Leonardo Sciascia.. Le zolfare non furono solo un elemento di sostentamento per le popolazione e di arricchimento per i proprietari, ma anche, purtroppo, causa di sofferenze, tragedie e lutti. L’estrazione dello zolfo dalle viscere della terra ed il suo trasporto per la fusione, prima nelle calcarelle e successivamente nei calcaroni e, dopo il 1859, nei forni Gill, fu possibile solo grazie al lavoro massacrante e disumano di uomini e, ancor di più ragazzi, i cosiddetti “carusi”, che cominciarono a lavorare in miniera fin dalla più tenera età.I “carusi” partivano all’alba e tornavano con il buio, restando sepolti vivi per tutto il giorno, a decine e decine di metri dalla luce.
cosmopolita“ comunista (indipendente)
Io non sono un qualunquista, e non amo neanche quella che ( ipocritamente) si chiama posizione indipendente. Se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore e umiliazione: non aprioristicamente, con la calma del forti, ma per forza. E se dunque mi preparo a lottare, come posso, e con tutta la mia energia, contro ogni forma di terrore, è , in realtà, perché sono solo. Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine. Ed è questo, del resto, che mi garantisce una certa, magari folle e contraddittoria, oggettività. Non ho alle spalle nessuno che mi appoggi, e con cui io abbia interessi comuni da difendere. Il lettore certamente sa che io sono comunista, ma deve sapere anche che i miei rapporti di compagno non implicano nessun impegno reciproco. Se provo delle “simpatie politiche” , sono simpatie che non comportano nessun patto o patteggiamento”
(Pier Paolo Pasolini)
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